IL MIO COMMENTO SU LA STAMPA

Il nuovo governo può rappresentare l’opportunità di avere finalmente un Esecutivo che abbia la crisi climatica, lo sviluppo sostenibile, i diritti e la lotta alle diseguaglianze al centro, che abbia a cuore la giustizia climatica e la giustizia sociale, che ricollochi l’Italia in maniera autorevole in Europa. La questione ambientale non è elitaria, ma riguarda la salute dei cittadini, la creazione di nuovi posti di lavoro, investimenti in innovazione e formazione dei nostri giovani, opere di messa in sicurezza dei territori dal rischio idrogeologico, uno sviluppo equo e che non compromette il futuro.

Ma per dare avvio a un #GreenNewDeal le dichiarazioni di intenti vanno tradotte in politiche concrete. La prima azione verde del nuovo governo dovrebbe essere appoggiare la nuova strategia sull’energia della Banca europea per gli investimenti, invece siamo tra i Paesi membri che vorrebbero continuare a finanziare almeno il gas, per quanto meno impattante rispetto a petrolio o carbone si tratta pur sempre di una fonte fossile.

Da un governo di svolta che punti sull’ambiente mi aspetto che in Legge di Bilancio si inizino a tagliare i sussidi fossili, a rivedere al rialzo i canoni di concessione e a rimodulare l’Iva, tenendola più bassa per i prodotti che inquinano meno. Che si rimetta mano alla normativa sull’#endofwaste per superare tutti gli ostacoli che frenano l’economia circolare e che si recuperi terreno sul fronte della plastica. Nonostante il 70% della plastica monouso usata in Europa e che verrà messa al bando dal 2021 sia prodotta in Italia, il precedente esecutivo non si è preoccupato di accompagnare le imprese del settore verso la conversione ecologica. Siamo indietro anche sull’incentivazione delle rinnovabili ‘innovative’, sulle comunità energetiche, per un Piano delle aree che dica con chiarezza dove non sono consentite le trivellazioni – magari arrivasse prima il blocco alle nuove attività estrattive annunciato in Aula alla Camera dal Premier Conte – e su un Piano nazionale energia e clima in grado di rimetterci in traiettoria con l’Accordo di Parigi e con i target europei al 2030. E ci sono ancora i provvedimenti che con lo scorso esecutivo non è stato possibile portare ad approvazione definitiva: penso al Cantiere Ambiente sul dissesto idrogeologico, alla promozione dell’agricoltura biologica, al contenimento del consumo di suolo, all’acqua pubblica e al SalvaMare, il provvedimento ispirato e abbinato alla mia proposta sul #fishingforlitter per contrastare l’inquinamento marino grazie all’aiuto dei pescatori. Una misura che ha radici nel progetto sperimentale Arcipelago Pulito e nell’impegno di importanti associazioni ambientaliste come Legambiente e MareVivo.

Per essere credibile un governo di svolta dovrebbe lavorare sulle eredità del passato, recuperare il ritardo su tutti questi fronti e smettere di fare politiche verdi a invarianza finanziaria. Solo per uscire dall’enunciazione e iniziare a occuparsi davvero di ambiente.

Il mio intervento su La Stampa in versione integrale si può leggere qui.

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Rossella Muroni

Ecologista, di sinistra, deputata della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici di Montecitorio e della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, eletta alla Camera nelle liste di Liberi e Uguali.
Arrivata in Legambiente nel 1996, ne sono stata presidente dal dicembre 2015 al dicembre 2017. Sociologa, esperta nei temi della sostenibilità ambientale nell’ambito turistico e di organizzazione dei servizi territoriali, ho contribuito a numerose pubblicazioni associative.
Molto interessata al tema dei diritti e particolarmente impegnata per tutelare quelli delle donne a tutti i livelli, nella società, nella politica e nel lavoro. Mamma di Simone e Samuele, sono appassionata di Aikido.

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