”Doveva chiamarsi Genova. Punto”
   IL MIO INTERVENTO IN AULA
   (Seduta di mercoledì 24 ottobre 2018)
   Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, recante disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze (A.C. 1209-A).
 
   ”Ci troviamo di fronte ad un decreto incredibile. Un decreto di cui c’era grandissima urgenza – e di cui c’è grandissima urgenza – e che doveva chiamarsi e occuparsi esclusivamente di Genova e del crollo del ponte Morandi.
   Un decreto che aveva un’urgenza specifica e che meritava un’attenzione e un lavoro di ben altra natura, anche perché il lavoro che noi abbiamo fatto nelle Commissioni è sempre stato improntato alla collaborazione; proprio perché, al di là delle appartenenze partitiche, tutti noi abbiamo sentito davvero il dovere di dare alle popolazioni colpite una risposta attenta. Una risposta che aspettano da due mesi e mezzo.
   Infatti, nonostante le interviste, gli annunci e i tweet roboanti del Governo sono due mesi e mezzo che i genovesi attendono risposte e misure concrete che li aiutino a riprendere la vita e la normalità, e che disegnino anche il futuro di una città importante come Genova, un nodo strategico per il Paese e a livello europeo.
   Dunque tweet, annunci, dichiarazioni e interviste ma nessuna soluzione. Arriviamo in Aula con un decreto che è debole nella parte su Genova; questo, nonostante, sia stato di molto migliorato con tutte le opposizioni che hanno lavorato in maniera sinergica e costruttiva. Abbiamo audito moltissime persone, siamo andati in missione sul luogo del crollo del ponte Morandi proprio per renderci conto e per dare alle popolazioni e ai cittadini colpiti delle risposte che tenessero il più possibile in considerazione le loro esigenze e i loro bisogni. Abbiamo provato ad emendare il decreto tenendo conto delle audizioni fatte e raccogliendo le esigenze dei lavoratori, degli sfollati, delle istituzioni e anche del commissario.
   Un commissario a cui vengono attribuiti poteri inediti; cosa che ha sottolineato anche Cantone. Infatti, è un commissario che avrà poteri come mai è successo nella storia dei commissariamenti nel nostro Paese: una grande responsabilità e un peso enorme e che ancora aspetta un decreto.
   Aspetta un decreto anche perché in questo provvedimento, che doveva chiamarsi “decreto Genova” che e doveva occuparsi esclusivamente di Genova, è stato infilato di tutto. E non è un caso. Si è deciso di nascondere dietro a Genova temi controversi e scomodi, esercitando una sorta di ricatto morale: ‘… se rallentate su questo decreto, se vi opponete a questo decreto, se mettete in discussione questo decreto siete contro i cittadini di Genova…’.
   Ecco allora, facciamo una cosa: arriviamo all’articolo 16, approviamo questo decreto in due ore, votiamo tutto. E poi, però, dall’articolo 16 all’articolo 43 ci fate il favore di cancellarlo questo decreto, e di affrontare – in maniera dignitosa, pubblica e trasparente – gli argomenti e i temi che ci ponete.
   E ce ne sono tanti: c’è il terremoto del Centro Italia, c’è il terremoto di Ischia, c’è la vicenda dei fanghi, c’è il tema della strategia Italia, della cabina di regia sul dissesto idrogeologico, c’è il tema degli edifici scolastici, ci sono i mutui agevolati e le aziende in crisi.

   Penso, però, che un giorno dovremo anche intenderci sulla definizione di urgenza, perché la maggioranza di questi temi può essere tranquillamente normata, magari con un altro decreto. Ma avevano bisogno di un confronto parlamentare di ben altra natura, anche perché – e ve lo dico subito – in questo decreto, chiamato “decreto urgenze”, c’è un condono edilizio: un condono edilizio a Ischia. Mi dispiace che il relatore lo rivendichi questo condono edilizio. Mi dispiace molto perché erano 15 anni che non si vedeva una cosa del genere in questo Paese, e neanche Berlusconi nel 1994 e poi nel 2003 era riuscito a infilare una ferita di questo tipo. Ed è un decreto che viene fatto in un luogo molto, molto particolare, a Ischia appunto, dove ci sono 27 mila domande di condono su 60 mila abitanti. Sostanzialmente, lì si nasce con un pezzo del debito pubblico e con una richiesta di condono. Non pensate però che sia un fenomeno che riguarda il passato. A Ischia a maggio 2018 (a maggio 2018!) è stata sequestrata un’intera villa abusiva in località Casamicciola, uno dei luoghi del terremoto, con tanto di ascensore in mare. Solo nel comune di Ischia sono 7.225 le richieste di condono edilizio, e dal 2003 al 2016 sono state emesse 1.242 ordinanze di demolizione. Noi stiamo parlando anche di un luogo in cui sulle promesse di condono si è fatta politica, si è costruito consenso elettorale, si sono curati degli interessi. È veramente l’epicentro di quello che potremmo chiamare un fenomeno tutto italiano: l’abusivismo edilizio.

   Come ricordava il Ministro Costa l’altro giorno, all’estero lui non sa spiegare il fenomeno dell’abusivismo edilizio semplicemente perché non c’è un modo per tradurlo. E così il Ministro affidava al dibattito parlamentare quello che per lui era un tema assolutamente imbarazzante: le sue parole erano quelle di chi dice di avere mal di stomaco davanti alla parola ‘condono’, a Ischia come in altre parti d’Italia. Poi affidava al dibattito parlamentare la correzione di questo scempio. Io al Ministro Costa voglio dire che in Commissione non ci siamo riusciti a modificarlo; perché alle due di notte la sua maggioranza ha fatto passare un emendamento correttivo (peraltro dandoci due ore di tempo per subemendarlo). Anche qui il presidente della Commissione Ambiente ci ha spiegato che aveva promesso al Presidente della Camera di arrivare rapidamente al voto. Chissà se qualcuno ha spiegato al Presidente Fico che ai commissari sono state date due ore di tempo per emendare un testo così delicato, e per giunta nottetempo. Insomma, una bella prova di trasparenza e partecipazione (lo dico in maniera ironica, naturalmente).

   Ci voleva un generale dei carabinieri come Ministro dell’ambiente per riuscire a fare una cosa del genere. Io credo che l’articolo 25 di questo decreto vada totalmente cancellato. Abbiamo anche provato ad emendarlo, abbiamo provato a dare dei suggerimenti – perché è evidente che anche a Ischia deve partire la ricostruzione – ma abbiamo detto che quello è un luogo particolarmente fragile: ci sono stati molti sfollati, e ve lo siete chiesto perché con un sisma di così lieve entità ci siano stati tutti quei danni? Perché le case crollate sono per la maggior parte abusive, non sicure, perché l’abusivismo edilizio aumenta il fattore di rischio. Quindi, noi andiamo a sanare queste condizioni, in un’isola a rischio sismico, a rischio idrogeologico. A proposito, avevate promesso di stabilizzare il sisma bonus e l’eco-bonus, anche questo non c’è. Nel frattempo, però, facciamo un condono. Mi raccomando, nell’isola di Ischia, diamo il buon esempio agli italiani; si fa il condono fiscale, si fa il condono edilizio.

   In questo Paese chi rispetta la legge che cos’è? È un illuso? E uso dei termini gentili perché mi trovo in un posto naturalmente sacro e bisogna usare termini adeguati, ma davvero la rabbia è tanta. I cittadini stanno imparando che chi è più furbo ottiene di più, e soprattutto stanno imparando anche il potere dell’effetto annuncio. Promettere sanatorie e condoni sta creando dei disastri sia da un punto di vista culturale ma anche proprio da un punto di vista fisico, perché è evidente che si aspetta il condono che verrà e, nel frattempo, si infrange la legge.

   Ecco, lo dico ai colleghi del 5 Stelle, non vi basterà rendere Ischia isola plastic free. Sì, va benissimo lottare contro la plastica; va benissimo, l’ho fatto per anni, da Presidente nazionale di Legambiente, ma se fate un condono edilizio mi dovete dire qual è la differenza tra voi e Berlusconi del 2003. Non avete voluto Berlusconi al Governo perché volevate batterlo in questo tipo di imprese? Ci siete riusciti, ci siete davvero riusciti.

   Io credo che dovremmo, invece, procedere rapidamente nel rendere questo un Paese normale, in cui la legge viene applicata, e rispettata. Il Ministro Costa ha annunciato che avrebbe lavorato su una proposta di legge per procedere con gli abbattimenti. Ci sono moltissime sentenze di abbattimento in questo Paese, ma non si riesce a combattere l’abusivismo edilizio fino a quando non partiranno le ruspe che potranno ristabilire la legalità. E nel frattempo, però, si fa un condono edilizio. Si annuncia, si parla, si racconta la propria azione di Governo. Ma poi si fa il contrario.

   E anche sul Centro Italia uno dei danni portati dal condono di Ischia è che naturalmente si è dato il ‘tana libera tutti’. E quindi si è provato ad allargare la sanatoria anche nel Centro Italia, poi si è fatta naturalmente marcia indietro, ma quando si è lavorato, a luglio, sul ‘decreto terremoto’ io ho provato a dire: ‘guardate, prendiamo questa occasione, che è un dramma – perché, naturalmente, quello che accade in Centro Italia, con il terremoto, è un dramma – per iniziare a mettere dei paletti su una buona edilizia’; perché in questo Paese non si ha la contezza dello stato e della qualità dell’edilizia. Allora, prendiamo il fascicolo di fabbricato, applichiamolo.

   Nel nostro Paese non si riesce ad avere una storia delle costruzioni e della qualità del costruito. Stabilizziamo il sisma bonus. Facciamo in modo che la ricostruzione, seppur semplificata, se pur prevedendo una sanatoria, sia anche l’occasione per cambiare la tendenza in questo Paese; per fare dell’edilizia anche una nuova frontiera di innovazione e di sicurezza. Siamo un Paese, sismico; siamo un Paese a rischio idrogeologico. Questo la politica lo deve capire. Quando facciamo le leggi dobbiamo pensare alla sicurezza dei cittadini. E se non teniamo conto del fatto che siamo un Paese sismico e a rischio idrogeologico, noi non facciamo il nostro dovere.

   Noi dovremmo assolutamente affermare che la legge vale per tutti, e non ci si può fare beffa delle leggi.
   E, guardate, si è visto che avete fatto uno scambio, lo dico alla Lega e ai 5 Stelle. Nel momento in cui il Movimento 5 Stelle ha iniziato andare in sofferenza sul tema del condono fiscale, la Lega ha iniziato a gridare allo scandalo sul condono edilizio. Alla fine avete fatto un accordo. La Lega fa il condono fiscale e il Movimento 5 Stelle fa il condono a Ischia e la sanatoria in Centro Italia. Non pensiate che non si sia visto, è così: si è visto nella tempistica, nelle modalità, negli interessi e anche rispetto alle risposte che state dando alle promesse elettorali che avete fatto. Tutto questo sulla pelle dei cittadini e contro la sicurezza e il buonsenso.

   Poi, c’è un altro capitolo, quello dei fanghi, i fanghi di depurazione. Qui mi verrebbe da dire: ‘chi di allarme ferisce di allarme perisce’. Perché è stato proprio il Movimento 5 Stelle, in questi anni, a cavalcare il tema dei fanghi di depurazione, soprattutto nei luoghi in cui questo fenomeno era particolarmente intenso e a creare allarmismo. Ora, l’articolo che affronta la questione dei fanghi mette un paletto. Mette una soluzione a una situazione che si è venuta a creare in regione Lombardia, un’emergenza; perché la regione Lombardia ha normato questo tema con limiti eccessivi per quanto riguarda gli idrocarburi, dando una risposta naturalmente agli interessi delle lobby. Ma il tema vero è che in questo Paese manca una normativa. Con buona pace dell’economia circolare, noi abbiamo i fanghi di depurazione che arrivano nei nostri campi e non abbiamo una normativa nazionale di riferimento. Questa è una di quelle cose, una delle norme, necessarie all’economia circolare, alla green economy di cui tutti si riempiono la bocca, per portare il Paese avanti, fare innovazione e permettere anche di fare buona imprenditoria. E’ una di quelle norme bloccate da anni al Ministero dell’Ambiente, a dimostrazione che il disinteresse e la sottovalutazione su questi temi spesso sono state bipartisan. Anche qui. L’articolo, così inserito, poi l’avete subemendato, ‘abbiamo messo altri parametri…’.

   Ma, guardate, concentriamoci su Genova. Via quest’articolo e venite subito in Aula con il decreto che è fermo al Ministero dell’Ambiente, e ragioniamo di fanghi su un provvedimento a se stante. Perché infilare, in maniera rocambolesca ed estemporanea, un singolo articolo su un tema così delicato? Cioè, il motivo lo sappiamo, state naturalmente rispondendo a un’esigenza e anche a interessi locali. Ma io vi dico che non si fa così buona politica ambientale e non si affronta in questo modo un tema così delicato. Un tema che, invece, sarebbe strategico, perché per creare buona economia in questo Paese, economia verde, è necessario creare filiere industriali. Normiamola questa filiera industriale. Non infilate un articolo a caso, che crea ancora più allarmismo e sembra che quello sia un tema intoccabile, anche perché negli anni passati il Movimento 5 Stelle lo ha potentemente cavalcato.

   Sono tanti i temi. Le ultime considerazioni.
   In questo decreto vi è anche una parte che riguarda le scuole e la cabina di regia di Strategia Italia sul rischio idrogeologico. Io non ho capito perché avete avuto così tanta fretta di mettere fine all’esperienza di Casa Italia e all’unità di missione sull’edilizia scolastica, creando un’emergenza a cui poi, adesso, rispondete con degli articoli in un decreto d’urgenza. Io non capisco perché smontare quell’esperienza.

   Ve l’avevamo detto anche lì, quando abbiamo fatto il riordino dei ministeri. È lecito, è legittimo che un Governo voglia impostare politiche in maniera innovativa e voglia dare un proprio contributo – ci mancherebbe, dovete governare – ma perché smontare quello che stava, sia pur parzialmente ma assolutamente funzionando, e stava finalmente dando delle risposte sul rischio idrogeologico, sulla sicurezza delle scuole, per poi creare un vuoto a cui dovete rispondere con un decreto urgenze? È veramente un modo incomprensibile di procedere.

   Questo è un decreto pasticciato, è un decreto dei condoni, è un decreto in cui i commissari individuati hanno dei poteri enormi. E, a proposito, anche qui, tema caro ai 5 Stelle, partecipazione e trasparenza: vi avevamo proposto in entrambe le situazioni, sia a Genova che a Ischia, un osservatorio civico che aiutasse i cittadini a partecipare alla ricostruzione; non lo avete voluto, perché la partecipazione e la trasparenza vi fanno comodo solo quando siete voi a volerle. Anzi quando le volevate voi, quando eravate forza di opposizione. Ma adesso anche nel vostro caso non bisogna disturbare il manovratore. Credo invece che sia necessario fare in modo che un decreto-legge di questo tipo, pasticciato, enorme ma urgente, perché dentro c’è Genova, abbia dei processi di partecipazione. Io su questo presenterò degli ordini del giorno: spero che il Governo li accolga, proprio perché deve capire che le procedure che avete individuato sono talmente delicate e complesse, che avete il dovere di far partecipare i cittadini e avete il dovere di aiutare i commissari a sostenere dei pesi così importanti.

   E poi un’ultima cosa. Quando settimane fa vi si è fatto notare che andavate in deroga all’antimafia, avete negato, negato e negato: lo avete negato anche a Cantone. C’è voluto il parere della I Commissione a farvi notare che stavate andando in deroga all’antimafia. E anche qui, alla faccia dell’onestà, partecipazione, trasparenza e onestà. Ve le siete dimenticate con questo decreto-legge; e credo che sia davvero un’operazione pericolosa nascondere in un decreto-legge urgente, quello di Genova, misure così controverse, impedendo al Parlamento di fare il proprio lavoro fino in fondo, tenendo i commissari a votare emendamenti su emendamenti che venivano comunque bocciati ma poi ricomparivano come subemendamenti. Questo, la dice lunga su come intendete governare questo Paese”.

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Rossella Muroni

Ecologista, di sinistra, deputata della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici di Montecitorio e della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, eletta alla Camera nelle liste di Liberi e Uguali, passa al Gruppo Misto nel 2021.
Arrivata in Legambiente nel 1996, ne sono stata presidente dal dicembre 2015 al dicembre 2017. Sociologa, esperta nei temi della sostenibilità ambientale nell’ambito turistico e di organizzazione dei servizi territoriali, ho contribuito a numerose pubblicazioni associative.
Molto interessata al tema dei diritti e particolarmente impegnata per tutelare quelli delle donne a tutti i livelli, nella società, nella politica e nel lavoro. Mamma di Simone e Samuele, sono appassionata di Aikido.

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