PRESENTATA INTERROGAZIONE

Può un tatuaggio, peraltro cancellato, essere l’elemento che fa decidere se una persona è una brava poliziotta? Viene da chiederselo vista la storia di Arianna Virgolino, Agente della Polizia di Stato stimata da colleghi e superiori, ma sospesa dal servizio per un tatuaggio rimosso, fatto al polso quando aveva 18 anni. La vicenda non sarebbe un caso isolato: numerose le storie simili emerse, in cui ad essere colpite sono maggiormente le donne. Un caso su cui è importante fare chiarezza, che credo debba portare a una revisione della normativa e su cui insieme a Fratoianni, Fioramonti, Quartapelle, Fusacchia, Stumpo, De Lorenzo, Pastorino e Lattanzio ho presentato una interrogazione ai ministri dell’Interno e della Pa.

Tutto inizia nel 2017 quando la Virgolino partecipa al concorso aperto ai civili per entrare in Polizia, lo supera lasciando anche un lavoro a tempo indeterminato per entrare nelle forze dell’ordine. Prima dell’inizio delle selezioni, è bene sottolinearlo, la Virgolino si sottopone a nove interventi laser per rimuovere totalmente il tatuaggio, visto che per la normativa non può esserci se non coperto dalla divisa. L’ accertamento medico riscontra un’area di ‘eritema non distinguibile in figure’, ma ciononostante viene dichiarata inidonea per tatuaggio ancora in rimozione.  Quindi la Virgolino fa ricorso al Tar, che le dà ragione e viene assegnata in servizio. Dopo 4 mesi il Consiglio di Stato la sospende definitivamente. Un tatuaggio rimosso quindi prevale su merito e professionalità di una valida servitrice dello Stato. Per alcuni colleghi maschi della Virgolino che hanno seguito il corso come lei e sui quali pendeva un analogo appello al Consiglio di Stato, il tatuaggio in rimozione non ha rappresentato un problema: per loro è stato ritirato il contenzioso prima dell’udienza.

Ai ministri interrogati ho dunque chiesto i motivi per cui si è consentito ad una persona di frequentare con riserva un corso di otto mesi e che hanno condotto, dopo la sentenza del TAR, a non riammetterla in via definitiva e di valutare il reintegro immediato. Con l’interrogazione, infine, sollecito il governo ad avviare una riflessione che porti a rivedere una norma punitiva e obsoleta.

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Rossella Muroni

Ecologista, di sinistra, deputata della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici di Montecitorio e della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, eletta alla Camera nelle liste di Liberi e Uguali, passa al Gruppo Misto nel 2021.
Arrivata in Legambiente nel 1996, ne sono stata presidente dal dicembre 2015 al dicembre 2017. Sociologa, esperta nei temi della sostenibilità ambientale nell’ambito turistico e di organizzazione dei servizi territoriali, ho contribuito a numerose pubblicazioni associative.
Molto interessata al tema dei diritti e particolarmente impegnata per tutelare quelli delle donne a tutti i livelli, nella società, nella politica e nel lavoro. Mamma di Simone e Samuele, sono appassionata di Aikido.

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