LE INTERROGAZIONE DELLA BONAFONI E MIA A REGIONE E GOVERNO

L’allarme che arriva da una giovane donna di Roma – che dopo aver interrotto la gravidanza per scopi terapeutici è venuta a conoscenza che il feto era stato sepolto nel cimitero Flaminio senza il suo consenso e sotto una croce che recita il suo nome – rappresenta una grave violazione della privacy oltre che della libertà di scelta e dei diritti delle donne.

Per sollecitare iniziative normative che garantiscano sempre la tutela dei diritti delle donne, la verifica delle procedure seguite nel caso romano e il pieno rispetto della legge 194/1978 abbiamo presentato insieme a Marta Bonafoni una interrogazione alla Regione Lazio e una interrogazione al Presidente del Consiglio Conte. I due atti sono sottoscritti anche dai Consiglieri Marta Leonori ed Alessandro Capriccioli e dalle deputate Silvia Benedetti, Doriana Sarli, Elisa Tripodi, Paola Deiana, Stefania Pezzopane, Vita Martinciglio, Chiara Gagnarli, Laura Boldrini, Susanna Cenni, Fitzgerald Nissoli, Vittoria Casa, Virginia Villani, Angela Schirò, Lucia Ciampi, Flora Frate, Valeria De Lorenzo, Gilda Sportiello, Azzurra Cancelleri, Enza Bruno Bossio, Stefania Ascari, Marta Grande, Fabiola Bologna ed Elisabetta Maria Barbuto.

Il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria obbliga l’ospedale di competenza e le ASL a seppellire il feto abortito anche in assenza della volontà della donna o dei genitori. Affinché venga garantita la riconoscibilità del trasporto fino al cimitero, al feto vengono associate delle generalità, spesso individuate nel nome e cognome della donna. Quello che però non è previsto da nessun obbligo normativo – proseguono Bonafoni e Muroni –  è che quelle generalità finiscano poi sulla sepoltura. È quanto ad esempio avviene nel cimitero Laurentino del “Giardino degli Angeli”, uno spazio di sepoltura dove i feti vengono identificati attraverso un codice di riferimento. Contestualmente al codice, presso il cimitero Flaminio, vengono associate le generalità della donna, senza che ciò sia previsto e non tenendo conto dei diritti di scelta della donna stessa. La responsabilità di questa previsione ricade sugli organi competenti, il Comune di Roma Capitale e la società AMA Roma S.p.A., che a quanto si evince operano con discrezionalità tale previsione di legge.
Altro aspetto, è la previsione della croce come segno funerario, un simbolo che, sempre in assenza di indicazioni, viene utilizzato perché quello più comunemente e tradizionalmente in uso. Il caso emerso richiede un impegno immediato di tutte le istituzioni coinvolte, per verificare che i regolamenti siano correttamente applicati senza forzature e nel rispetto delle donne coinvolte. Ci attiveremo immediatamente per modificare laddove necessario le previsioni, a livello comunale e regionale, a partire dal regolamento anche attraverso un recepimento regionale ad hoc – ad oggi inesistente – come punto di partenza per tutelare volontà e decisioni che per diritto, dovrebbero spettare alle persone interessate. E chiediamo che ci sia un monitoraggio costante del rispetto di quanto già oggi previsto.
Questo è il testo della nota congiunta fatta da me e dalla consigliera del Lazio Marta Bonafoni, Capogruppo Lista Civica Zingaretti.

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Rossella Muroni

Ecologista, di sinistra, deputata della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici di Montecitorio e della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, eletta alla Camera nelle liste di Liberi e Uguali, passa al Gruppo Misto nel 2021.
Arrivata in Legambiente nel 1996, ne sono stata presidente dal dicembre 2015 al dicembre 2017. Sociologa, esperta nei temi della sostenibilità ambientale nell’ambito turistico e di organizzazione dei servizi territoriali, ho contribuito a numerose pubblicazioni associative.
Molto interessata al tema dei diritti e particolarmente impegnata per tutelare quelli delle donne a tutti i livelli, nella società, nella politica e nel lavoro. Mamma di Simone e Samuele, sono appassionata di Aikido.

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